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Disabili, la “Casa Arcobaleno” si merita maggiore attenzione

By 30 Novembre 2018Gennaio 2nd, 2020No Comments

Breno – Per la prima volta dopo 15 anni di attività la cooperativa madre lancia un doppio appello

I due alloggi protetti disponibili aiutano una vera integrazione “ma per la Regione il servizio è sempre tra quelli sperimentali”

C’è chi li chiama appartamenti protetti, altri preferiscono la definizione di casa alloggio, ma la sostanza non cambia: avviato oltre 15 anni fa a Breno dal presidente della cooperativa sociale “Arcobaleno” Angelo Farisoglio, è una realtà consolidata della onlus di via Croce a beneficio di disabili, anziani, famiglie e minori e anche richiedenti asilo. Una realtà che adesso, per la prima volta, chiede un aiuto su più fronti.

La struttura è stata utilizzata per il progetto “Sollievo Arcobaleno”, sostenuto dalla Fondazione della Comunità Bresciana e realizzato già nel 2003 in coincidenza con l’anno dedicato alla disabilità, e Gabriele Crimella, coordinatore dell’Area Progetti della cooperativa, ha voluto ricordare pubblicamente la positività degli appartamenti protetti (che per scelta sono inseriti in un condominio nelle vicinanze della cooperativa) e insieme rivolgere un invito alle persone interessate a prestare la propria collaborazione volontaria, “perché avere la disponibilità di ore in  più ci consentirebbe di migliorare ancora il servizio”.

Coordinatrice del servizio, che si svolge “nel pieno rispetto delle cose e degli spazi, delle diversità, delle capacità e dei bisogni”, come lei stessa precisa, è Caterina Pellegrinelli, un po’ la “sorella maggiore” delle 6 ospiti (3 per appartamento) seguite attualmente: “Stiamo vivendo assieme una bellissima esperienza che rappresenta qualcosa di unico. Le ragazze si sono integrate a meraviglia, partecipano alle attività del laboratorio occupazionale e di inserimento lavorativo del CSE, vivono in modo normale le attività esterne e si dimostrano autonome nella gestione dei loro fine settimana”. Il presidente riprende poi l’argomento condominio: “Vivere in questo contesto comporta il rispetto degli altri e questo è per noi un aspetto fondamentale, risolto in modo positivo”. Poi l’appello: “Il riconoscimento di questo servizio è sempre in via sperimentale, tanto che la Regione non lo ha mai riconosciuto se non attraverso sporadici aiuti, e ciò ci dispiace perché qui i costi sono più bassi rispetto ad altre strutture complesse. Ci conforta invece il coinvolgimento positivo delle famiglie, che dà la forza a noi di continuare. Dobbiamo poi rivolgere un plauso alla Fondazione della Comunità Bresciana che ci segue da anni, e credo che tanti nostri imprenditori dovrebbero conoscere meglio le finalità rimpinguando il suo Fondo Territoriale camuno”.

Luciano Ranzanici

Tratto da “Bresciaoggi” del 30.11.18

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